Patria di grandi artisti Stampa
Di Bissone erano originari Francesco Borromini (1599-1667) - il più famoso tra gli artisti del villaggio - i Maderno, Gaggini, Tencalla, Garovaglio e altri, operanti soprattutto all'estero. Ma della loro opera lasciarono traccia anche in patria, nei suoi monumenti, nei monumenti, nelle case borghesi. E importante fu l'apporto economico al loro luogo natale di questi e di altri artisti e artigiani emigrati. Redditi che si aggiungevano a quelli della pesca, della coltura della vite, di una modesta campicoltura, del commercio, e, fino alla realizzazione del ponte diga, del traghettamento di merci e passeggeri.

  

  

Francesco Castelli, detto il Borromini

Era figlio di Giovanni Domenico, scalpellino, e di Anastasia Garovo nacque il 25 settembre 1599 in una tipica casa di nucleo Bissonese ubicata fronte lago. Iniziata la carriera di intagliatore di pietre, si trasferì ancora giovane a Milano per studiare la città e ricevere un apprendimento tecnico-artigianale nel cantiere del Duomo. Al suo arrivo a Roma, nel 1619, troviamo al cognome Castelli l'aggiunta del nome Borromino o Brromini, interpretato da alcuni come un omaggio alla famiglia Borromeo (o per la sua profonda devozione per San Carlo Borromeo) dai cui feudi egli proveniva e insieme una maniera per differenziarsi dai numerosi Castelli presenti a Roma; cominciò a firmarsi definitivamente Francesco Borromini dal 1629 alla morte di Carlo Maderno, suo parente alla lontana, per il quale iniziò a lavorare come primo assistente nei suoi cantieri della Basilica di San Pietro, di Sant'Andrea della Valle e di Palazzo Barberini. Alla morte del Maderno le sue attese di venir nominato architetto delle fabbriche portate avanti da questi venne disatteso con la nomina a tale ruolo di Giovan Lorenzo Bernini il quale, acerbo allora di architettura, lo confermò quale primo assistente delegandogli di fatto la resa progettuale e strutturale delle proprie idee e disegni, collaborazione che possiamo ammirare nel corpus di disegni relativi a Palazzo Barberini, in cui si vede la stretta simbiosi tra i due, pur riuscendo sempre a identificare l'opera dell'uno e dell'altro. Capolavoro in questo palazzo è l'elegante[1], scalone elicoidale, in cui l'esempio del Sangallo a Caprarola e di Mascherino nel Palazzo del Quirinale viene sviluppato con un nuovo virtuosismo formale, riscontrabile in particolari quali lo schiacciamento della balaustrata nella sua progressione verso l'alto.. 
La cupola di San Carlino 
Nel 1634 ottenne il suo primo lavoro personale, la costruzione della chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane e dell'annesso convento. Questo fu organizzato intorno ad un chiostro di forma rettangolare e con gli angoli smussati e leggermente convessi. La piccola chiesa venne edificata con pianta ellittica, aprendo quattro grandi nicchie attorno al setto murario in modo da creare un continuo e ondulato trapasso tra superfici concave e convesse, la cupola ovale fu rivestita con cassettoni di varie forme che rimpiccioliscono verso il centro in modo da aumentare l'impressione di altezza. L'ambiente è illuminato da una luce diffusa proveniente sia dalla lanterna che da finestre aperte sul tamburo, nascoste all'interno dal fregio in stucco sopra l'imposta della cupola.Tra il 1637 e il 1640 lavorò alla Casa professa e all'Oratorio dei Filippini, nella cui facciata alla convessità della campata centrale dell'ordine inferiore corrisponde nell'ordine superiore la concavità della nicchia, di derivazione bramantesca.Nel 1642 inizia i lavori a Sant'Ivo alla Sapienza, la chiesa annessa all'antico studio romano diventato poi università. La pianta stellare, formata dall'unione di due triangoli equilateri, deriva dalla stilizzazione dell'ape, emblema della famiglia Barberini.
Sant'Ivo alla Sapienza, cortile e facciata
Sant'Ivo alla Sapienza, cortile e facciata
All'interno il fluire concavo e convesso delle pareti viene interrotto da angoli vivi e segmenti rettilinei. La cupola, innestata direttamente sui muri perimetrali, segue il ritmo delle sporgenze e rientranze del setto murario, in modo da accelerare dinamicamente la sensazione di elevazione verticale della cupola. All'esterno la cupola è coperta da un tamburo convesso e si conclude su un'alta lanterna con un coronamento a spirale, cioè un ideale percorso ascensionale; tutti elementi ripresi nella costruzione del tiburio e del campanile della chiesa di Sant'Andrea delle Fratte.Papa Innocenzo X affidò all'artista l'incarico di rinnovare l'interno della basilica di San Giovanni in Laterano, nel 1646.Non volendo abbattere le antiche strutture murarie e volendo conservare il soffitto ligneo del '500, il Borromini ingabbiò le colonne a due a due entro grandi pilastri. Racchiudendo le vecchie pareti in muri doppi aperti da finestre ovale, nella navata principale pose nicchie incurvate verso l'esterno e le racchiuse tra i pilastri, mentre le navate laterali furono coperte con vari tipi di volte a botte e ribassate con cupolette. Per salvare le lapidi ed i sepolcri medievali costruì una serie di monumenti commemorativi.Dal 1646 il Borromini realizzò la facciata del Collegio di Propaganda Fide, con finestre inquadrate da modanature plastiche e colonne di ordine gigante. Per l'annessa cappella dei Re Magi disegnò una volta ribassata percorsa da larghe costole a rilievo che si incrociano diagonalmente inquadrando un esagono con l'emblema dello Spirito Santo.A Sant'Agnese in Agone capovolse il progetto originario di Girolamo Rainaldi (e di suo figlio Carlo Rainaldi), che prevedeva l'ingresso principale in Via di Santa Maria dell'Anima. La facciata fu ampliata per includere alcune parti dell'attiguo palazzo Pamphili, guadagnando così dello spazio per le due torri campanarie, ciascuna delle quali ha un orologio, come in San Pietro: uno per l'ora di Roma, l'altro per il tempo ultramontano, ossia l'ora europea. Inoltre trasformò la pianta da una croce greca in un ottagono sfondato da cappelle alternate a larghi pilastri; su un alto tamburo si innesta la cupola. La chiesa nel suo complesso si viene impostando come una serie di strutture con valori opposti che si bilanciano tra di loro: alla facciata concava fa da contrappeso la convessità del tamburo e della cupola, mentre all'espansione orizzontale data dalla facciata fanno da contrappeso gli elementi che si slanciano in verticale: i due campanili e la cupola.
Facciata di San Carlino
Borromini perse il suo lavoro prima che esso fosse terminato a causa della morte di Papa Innocenzo X. Il nuovo Papa, Alessandro VII, e il Principe Camillo Pamphili richiamarono Carlo Rainaldi, che però non fece delle modifiche sostanziali e quindi la chiesa viene considerata comunque espressione delle idee di Borromini.Francesco Castelli, poi Francesco Borromini

Nell'estate del 1667, Borromini, che soffriva di disturbi nervosi e di depressione, si suicidò gettandosi sulla propria spada, prima di poter portare a termine la cappella Falconieri (la cappella principale) nella basilica di San Giovanni de' Fiorentini, dove per sua volontà viene sepolto nella tomba di famiglia di Carlo Maderno. Recentemente è stata posta su un pilastro della chiesa una lapide che ne onora l'opera e la memoria:

 « FRANCISCVS BORROMINI TICINENSISEQVES CHRISTI
QVI
IMPERITVRAE MEMORIAE ARCHITECTVS
DIVINAM ARTIS SVAE VIM
AD ROMAM MAGNIFICIS AEDIFICIIS EXORNANDAM VERTIT
IN QVIBUS
ORATORIVM PHILLIPINVM S. IVO S. AGNES IN AGONE
INSTAVRATA LATERANENSIS ARCHIBASILICA
S. ANDREAS DELLE FRATTE NVNCVPATUM
S. CAROLVS IN QVIRINALI
AEDES DE PROPADANDA FIDE
HOC AVTEM IPSVM TEMPLVM
ARA MAXIMA DECORAVIT
NON LONGE AB HOC LAPIDE
PROPE MORTALES CAROLI MADERNI EXUVVIAS
PROPINQVI MVNICIPIS ET AEMVLI SVI
IN PACE DOMINI QVIESCIT »
 L'effigie di Francesco Borromini è stata riprodotta sulla banconota da 100 Franchi svizzeri negli anni '80. 

Opere principali

 

 

Carpoforo Tencalla  (1623 – 1685)

Nacque a Bissone il 10 settembre 1623 e fece il suo apprendistato nella bottega di Isodoro Bianchi, parente di sua madre.Lavorò tra Milano, Bergamo e Verona, anche se il suo lavoro mostra influenze anche dalla scuola bolognese, romana e veneziana.Incominciò nel 1655 a dipingere affreschi, sotto la direzione dell'architetto-ingegnere italiano Filiberto Lucchese, nel castello Pálffy a Červený Kameň in Slovacchia.Grazie a questi dipinti influenzò l'introduzione dello stile Barocco nel centro Europa.Uno dei suoi primi lavori si possono ammirare a Palazzo Terzi a Bergamo.
Nel
1659 ricevette una commissione da parte dei monaci benedettini dell'abbazia austriaca di Lambach di affrescare il presbiterio della chiesa del monastero.
Nel
1660-61 decorò il palazzo del conte von Abensperg-Traun a Vienna.
Nel periodo 1662-65 tornò a Bergamo dove dipinse la pala d'altare nella chiesa di san Giacomo, un affresco a palazzo Solza e uno a palazzo Terzi.Tra il 1665 e il 1667 tornò a Vienna dove decorò le stanze del'ala leopoldina dell'Hofburg e divenne il pittore di corte di Eleonora Gonzaga (1630-1686), moglie di Ferdinando II.Man mano che diventava più famoso, diventava sempre più richiesto tra il clero e l'aristocrazia dell'impero austriaco. Ricevette così numerose commissioni tra Vienna, Moravia, Stiria e Ungheria.Tra il 1666-67 decorò il castello di Petronell, di proprietà del conte Ernst III von Abensperg-Traun, con un ciclo di affreschi di carattere mitologico. Purtroppo solo alcune scene sono sopravvissute all'incendio del 1683 divampato durante la battaglia di Vienna. Nello stesso incendio vennero inoltre distrutti gli affreschi che aveva dipinto nella sagrestia dell'abbazia di Heiligenkreuz.Tra il 1668-69 decorò numerose chiese a Vienna tra cui la chiesa dei Serviti, dei Francescani e dei Domenicani.Nel 1670 affrescò con scene mitologiche l'ingresso e la cappella del castello di Trautenfels, in Stiria. Nello stesso anno decorò il castello di Eisenstadt della casata degli Esterházy.Dopo la sua morte nel 1685 a Bissone, Carlo Antonio Bussi, suo figlio adottivo, completò il suo lavoro alla cattedrale di Passavia e alla chiesa di San Carpoforo a Bissone.

Opere più importanti

I lavori più importanti si possono trovare in Slovacchia, Moldavia, Austria, Germania e Repubblica Ceca.

Bibliografia

Carpoforo Tencalla 1623-1685. Pittura seicentesca fra Milano e l’Europa Centrale. Catalogo della mostra a Rancate, Svizzera, 2005

  • E. Benezit. Dictionnaire des Peintres, Sculpteurs, Dessinateurs et Graveurs. Librairie Gründ, Parigi, 1976, ISBN 2-7000-0158-3
  • J. Turner. Grove Dictionary of Art, MacMIllan Publishers, 1990, ISBN 1-884446-00-0
   

Bernardino da Bissone (Bissone1486 – Tricesimo1521)

 Biografia: Appartiene a quella schiera di scultori ticinesi che, finite le scorrerie turche (1477 e 1499) vennero nel Friuli che si accingeva a riedificare ciò che le invasioni avevano distrutto. Spesso furono chiamati da Patriarchi di Aquileia che provenivano dalla diocesi di Como e che favorivano i loro conterranei artigiani, carpentieri, tagliapietre, che vivevano nei paesini attorno al Lago di Lugano, come Bernardino da Morcote (che ha lavorato a S. Giacomo in Udine), Carlo da Carona (autore del portale sinistro del Duomo di Udine). Troviamo Bernardino nel 1493 ad Aquileia (sono suoi l'Altare del Sacramento e la Tribuna); nel 1497 scolpisce un'acquasantiera nel Duomo di Udine e il portale maggiore della Basilica delle Grazie. Dal 1498 al 1505 lavora alla Pieve di Tricesimo; a Venzone, nel 1504, scolpisce il fonte battesimale, un’acquasantiera e una lastra tombale; a Udine nel 1518 il portale di S. Cristoforo e a Gemona il portale di S. Maria delle Grazie, l’unico che si è salvato dal terremoto. Nel 1505 acquista casa a Tricesimo, avendo sposato una donna del luogo, vi abita fino alla morte e qui viene sepolto.